Agatella

18.00

Il sole, nei vicoli bassi di Napoli, arriva sempre in ritardo. Filtra stanco tra i muri scrostati del vascio dov’è nata e cresciuta Agatella, figlia di un mondo stretto, pulsante di voci, sudore e sopravvivenza, dal quale la ragazza cerca lentamente di emergere, varcando la soglia delle dimore ampie e luminose della borghesia e della nobiltà partenopea.

A spalancarle le porte non è soltanto la bellezza, ma un’intelligenza viva, affilata, nutrita anche dalle parole di chi, per primo, ha intravisto in lei qualcosa di diverso: il conte Alfonso Pignacelli, che la introduce a un pensiero libero e rivoluzionario, insegnandole a non lasciarsi definire dallo sguardo degli altri e a difendere ciò che conta davvero.

Presto Agatella diventa Agata, mentre impara a muoversi tra regole non scritte, a indossare maschere e a usare il silenzio come arma. Il suo sogno ostinato di libertà e riscatto, cui non rinuncerà, attraversa eventi storici e politici drammatici e sconvolgenti. Agata non cerca l’ascesa come riscatto morale né l’oblio delle sue origini come vergogna: spezza, piuttosto, l’ordine che pretende di definirla una volta per tutte. Anche quando il sistema sembra invalicabile, Agata attraversa soglie, resta dove non era prevista, modifica gli equilibri.

E lascia dietro di sé la traccia di una verità scomoda: il destino non si eredita, si costruisce. Anche quando il mondo sembra aver già deciso per noi.

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